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Calcolo IVA online

Aggiungi l'IVA all'imponibile o scorporala dal totale, con le aliquote 22%, 10%, 5% e 4%. Risultato immediato e link condivisibile.

Ultimo aggiornamento:

A cura della Redazione CalcolaTutto

Lo scorporo IVA si calcola dividendo il totale per 1 + aliquota/100 (per il 22%: totale ÷ 1,22 = imponibile). Per aggiungere l'IVA invece si moltiplica l'imponibile per l'aliquota. Inserisci l'importo e scegli la modalità.
Aliquota IVA
%

Aggiungere o scorporare l'IVA

In modalità "Aggiungi IVA" parti dall'imponibile (il prezzo del bene al netto dell'imposta) e ottieni l'IVA da addebitare e il totale lordo da incassare: è la situazione di chi emette una fattura partendo da un compenso pattuito. In modalità "Scorpora IVA" parti invece dal totale già pagato — IVA inclusa — e isoli quanto di quell'importo è imponibile e quanto è imposta. Lo scorporo serve a chi riceve uno scontrino o una ricevuta che mostra solo il prezzo finale ma deve registrare l'imponibile in contabilità o detrarre l'IVA a credito.

Perché l'imponibile non è il prezzo

L'IVA è un'imposta sul valore aggiunto: chi emette la fattura la incassa dal cliente e la riversa allo Stato, mentre chi acquista con partita IVA può portarla in detrazione. Per questo imponibile e IVA vanno sempre esposti separatamente in fattura, insieme all'aliquota applicata. Un errore di un solo punto percentuale sull'aliquota cambia l'imposta dovuta e l'importo che il cliente potrà detrarre, quindi conviene sapere sempre se un prezzo è "IVA inclusa" o "IVA esclusa" prima di calcolare.

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Due esempi pratici: aggiungere e scorporare l'IVA al 22%

Prendiamo una fattura per una consulenza con un compenso concordato di 1000,00 € al netto dell'IVA e l'aliquota ordinaria del 22%. Vediamo i due percorsi opposti.

Aggiungere l'IVA all'imponibile

Si parte da imponibile 1000,00 € e si calcola l'imposta moltiplicando per l'aliquota:

  1. IVA = 1.000 × 22 / 100 = 220,00 €
  2. Totale lordo = imponibile + IVA = 1.000 + 220 = 1220,00 €

In fattura indicherai imponibile 1000,00 €, aliquota 22%, IVA 220,00 € e totale documento 1220,00 €: questa è la cifra che il cliente paga.

Scorporare l'IVA dal totale

Ora il percorso inverso: conosci solo il totale pagato di 1220,00 € e vuoi risalire all'imponibile. Si divide per 1 + aliquota/100, cioè per 1,22:

  1. Imponibile = 1.220 ÷ 1,22 = 1000,00 €
  2. IVA = totale − imponibile = 1.220 − 1.000 = 220,00 €

I due conti sono speculari: aggiungere il 22% a 1.000 € e scorporare il 22% da 1.220 € portano allo stesso imponibile e alla stessa imposta. L'errore frequente è "togliere" il 22% dal totale (1.220 − 22% = 951,60 €): è sbagliato, perché il 22% va calcolato sull'imponibile, non sul lordo.

Nota sull'arrotondamento. L'IVA si arrotonda al centesimo (due decimali). Su una fattura con più righe, la regola corretta è arrotondare l'imposta di ciascuna riga e poi sommare, non calcolare l'IVA sul totale degli imponibili: i due metodi possono differire di qualche centesimo. Questo strumento arrotonda con il metodo commerciale (mezzo centesimo per eccesso) e garantisce sempre che imponibile + IVA sia esattamente uguale al totale.

Tabelle di riferimento per aliquota

Le due tabelle mostrano lo stesso importo di 1000,00 € elaborato nelle due modalità, per ciascuna delle quattro aliquote italiane. Tutti i valori sono calcolati con la logica dello strumento.

Aggiungere l'IVA a un imponibile di 1000,00 €

Imponibile 1.000 € + IVA per aliquota
AliquotaImponibileIVATotale lordo
22%1000,00 €220,00 €1220,00 €
10%1000,00 €100,00 €1100,00 €
5%1000,00 €50,00 €1050,00 €
4%1000,00 €40,00 €1040,00 €

Scorporare l'IVA da un totale di 1000,00 €

Scorporo di un totale di 1.000 € per aliquota
AliquotaImponibileIVA
22%819,67 €180,33 €
10%909,09 €90,91 €
5%952,38 €47,62 €
4%961,54 €38,46 €

Le aliquote IVA in Italia: a cosa si applicano

In Italia esistono un'aliquota ordinaria e tre aliquote ridotte. La ripartizione dei beni e servizi non è arbitraria: discende dalla Tabella A allegata al DPR 633/1972, suddivisa in parti (II, II-bis e III) che elencano i prodotti agevolati. Sotto, gli esempi concreti per ciascuna fascia.

22%

Aliquota ordinaria, in vigore dal 1° ottobre 2013.

Si applica per esclusione a tutti i beni e servizi non elencati fra le aliquote ridotte: elettronica, abbigliamento, mobili, consulenze e prestazioni professionali, ristorazione take-away, carburanti.

10%

Aliquota ridotta della Parte III della Tabella A allegata al DPR 633/1972.

Energia elettrica e gas per uso domestico, servizi di alloggio alberghiero, somministrazione di alimenti e bevande al ristorante, molti prodotti alimentari (carni, pesce, uova), interventi di recupero e ristrutturazione edilizia.

5%

Aliquota ridotta della Parte II-bis della Tabella A, introdotta nel 2016.

Alcune prestazioni socio-sanitarie, assistenziali ed educative rese da cooperative sociali, basilico, rosmarino e salvia freschi, servizi di trasporto urbano di persone via mare, lago o fiume.

4%

Aliquota minima della Parte II della Tabella A, riservata ai beni di prima necessità.

Pane, latte fresco, paste alimentari, ortaggi e frutta freschi, libri, giornali e periodici, dispositivi medici per persone con disabilità, prima casa non di lusso.

L'elenco è esemplificativo: l'aliquota corretta dipende dalla voce specifica della Tabella A e dalle circolari dell'Agenzia delle Entrate, che vanno consultate per i casi dubbi (per esempio alimentari trasformati, somministrazione e asporto, beni promiscui).

Quando l'IVA non si calcola così

Reverse charge (inversione contabile)

Con il reverse charge il fornitore emette fattura senza addebitare l'IVA: è il cliente, se soggetto passivo, a integrare il documento applicando l'imposta e contabilizzandola sia a debito sia a credito. Il meccanismo, previsto dall'art. 17 del DPR 633/1972, riguarda fra l'altro l'edilizia (subappalti, pulizia, demolizioni), la cessione di rottami, dispositivi elettronici e prestazioni rese da fornitori esteri. In questi casi l'imponibile resta quello pattuito, ma in fattura non compare l'IVA addebitata.

Operazioni intra-UE e con l'estero

Nelle cessioni di beni tra soggetti passivi di Stati membri diversi l'operazione è non imponibile per chi vende (art. 41 del DL 331/1993) e l'IVA è assolta dall'acquirente nel proprio Paese, di norma in reverse charge. Servono partita IVA valida e iscrizione al VIES, verificabile prima di emettere fattura. Per i servizi valgono le regole sulla territorialità degli artt. 7 e seguenti. Se gestisci una partita IVA, controlla il regime applicabile prima di indicare l'aliquota.

Chi non addebita l'IVA in fattura

Non tutti applicano l'IVA. Chi aderisce al regime forfettario emette fattura senza IVA e senza ritenuta, indicando la dicitura di esenzione: in quel caso l'imponibile coincide con il totale e questo calcolatore non serve. Per capire se conviene aprire una partita IVA ordinaria o forfettaria, e quale aliquota IVA spetta alla tua attività, parti dalle pagine dedicate.

Fonti

Domande frequenti

Come si scorpora l'IVA al 22% da un totale?

Per scorporare l'IVA al 22% si divide il totale lordo per 1,22: il risultato è l'imponibile. L'IVA è la differenza tra il totale e l'imponibile. Esempio: 1.220 € / 1,22 = 1.000 € di imponibile e 220 € di IVA.

Qual è la formula dello scorporo IVA?

Imponibile = Totale ÷ (1 + aliquota/100). Per il 22% si divide per 1,22; per il 10% per 1,10; per il 5% per 1,05; per il 4% per 1,04. L'IVA è poi la differenza tra totale e imponibile.

Che differenza c'è tra imponibile e totale lordo?

L'imponibile è il prezzo del bene o servizio al netto dell'IVA; il totale lordo è l'importo IVA inclusa effettivamente pagato. La differenza tra i due è l'IVA.

Quando si applicano le aliquote ridotte 10%, 5% e 4%?

Il 22% è l'aliquota ordinaria. Il 10% si applica ad esempio a molti generi alimentari, alle ristrutturazioni edilizie e ad alcune utenze; il 5% ad alcune prestazioni sociali e sanitarie; il 4% ai beni di prima necessità (pane, latte) e all'editoria. Verifica sempre l'aliquota specifica del bene o servizio.

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